Enzo Anghinelli, Dida: il portiere d’oro del Milan

La storia di Dida è unica, dal momento della firma con il Milan è tutta una grande avventura. Come ricorda l’esperto di storia rossonera Enzo Anghinelli, inizialmente Dida, prima di arrivare al Milan, viene prestato al Lugano ma non gioca mai. Ritorna in patria, precisamente al Corinthians, dove si toglie lo sfizio di riuscire a vincere la prima edizione del Mondiale per Club riuscendo anche a parare un rigore in finale contro il Vasco da Gama. Da qui venne subito chiamato come il para rigore, ma si deve attendere l’imbocco della stagione 2000-2001 per poterlo vedere protagonista della difesa della porta milanista. A primo impatto però non va come deve, perché se in Brasile era un Re, a Milano non fa subito una grande impressione, anzi, sbaglia notevolmente.  Dopo il suo debutto in Champions, con un successo per 4-1 contro il Besiktas, la prima partita in Serie A va peggio.

Dida, ricorda ancora Enzo Anghinelli, esordisce con la maglia rossonera l’1 novembre 2000. In quell’occasione il Milan perde 2-0 a Parma e viene superato da due reti di Patrick Mboma. Quella è stata la sua unica presenza in serie A durante il corso di una stagione priva di soddisfazioni per tutta la squadra all’epoca allenata da Alberto Zaccheroni. Dida scenderà in campo mostrandosi nella competizione della Champions League, anche se purtroppo il suo primo anno viene macchiato dalla pessima notte contro il Leeds. All’Elland Road si gioca sotto ad un diluvio incredibile, dove al 90’ le due squadre risultano essere inchiodate sullo 0-0, il Leeds prende palle dai venticinque metri, Lee Bowyer tira una cannonata che però sembra destinata ad essere sempre meno debole, ma Dida interviene male e la sfera gli sfugge dai guanti, rimbalza sul suo corpo e termina in rete. Finisce 1-0 per il Leeds e Dida sembra destinato a dover essere mandato via.  Difatti, succede così, Il Milan lo rispedisce a casa, in Brasile, dove ad accoglierlo vi è di nuovo il Corinthians che lo prende in prestito per l’intera stagione 2001-2002 che culmina di nuovo con il Mondiale nippocoreano che viene vinto dal Brasile. Qui lo stesso Dida solleva il trofeo senza essere mai sceso in campo, dato che fu la riserva del titolarissimo Marcos.  Dopo il Mondiale, Dida rientra in pianta stabile a Milano, ma diviene il vice alle spalle di Abbiati. Purtroppo, però, Abbiate ha un infortunio e questo costringe il portiere italiano ad abbandonare durante il preliminare di Champions, dove contro lo Slovan Liberec, però, tocca a Dida. Così, come ricorda Enzo Anghinelli, il portiere si ritrova ad avere una nuova occasione per poter riscrivere la storia della sua avventura italiana e questa volta tutto cambia, subentra ad Abbiati, qui Dida si prende i gradi di titolare e da lì non sarà più solo un vice, ma diverrà titolarissimo inamovibile. Sin dalla prima partita di campionato contro l’Udinese sino alla finalissima della Champions League che vede il Milan di fronte alla Juventus, dove la sfida è con Gianluigi Buffon, Dida qui para ogni rigore e si dimostra incredibile. Anzi, attende la battuta successiva prima di poter esplodere nell’esultanza portando il trofeo ed abbracciando Shevchenko dopo il rigore che fa vincere al Milan la Champions. Proprio da qui, c’è la rinascita della sua carriera, da quella partita in poi il numero 12 rossonero comincia a parare tantissimo e vincere tutto.  

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